Foto mia

Foto mia
Lavoro amigurumi eseguito dalla mia amica di Ampezzo, Alda Varnerin. Ha mani veramente d'oro, i suoi lavori sono sempre precisi.

sabato 1 marzo 2008

Frico con le mele










FRICO CON LE MELE
per 6 persone
600 gr di Montasio di media stagionatura
6 mele agostane (non hanno un nome, sono piccole rosse, molto profumate, si raccolgono in agosto e si conservano in soffitta per i mesi invernali)
Eventualmente sostituirle con la qualità Aurunca.
burro – sale
Ungere la padella antiaderente con il burro e mettere il formaggio privato della crosta e affettato sottilmente. Unire le mele private solo del torsolo (se la buccia non è trattata, non eliminarla) e tagliate a pezzetti. Mescolare, salare e portare a cottura a fuoco molto lento. Si otterrà così una specie di frittata rosolata da tutte e due i lati. (Ci vogliono 30/40 minuti circa).
Servire caldo con polenta

Frico con patate e guanciale










FRICO CON PATATE E GUANCIALE
per 6 persone:
200 gr cipolla bionda
500 gr patate a buccia rossa di montagna
200 gr guanciale di maiale stagionato
250 gr formaggio di latteria fresco di 30 gg
100 gr formaggio di latteria di 6 mesi
3 cucchiai di olio exv
sale e pepe
In una padella antiaderente, soffriggere con l’olio la cipolla tagliata a fettine e il guanciale a striscioline, rosolare bene e molto lentamente.
Unire poi le patate affettate, salare e pepare e portarle a cottura bagnando, se necessario, con acqua calda.
Unire quindi il formaggio tagliato a pezzetti, amalgamare bene gli ingredienti e cuocere adagio finchè il frico avrà preso un bel colore rosato.
Girarlo per fargli prendere il colore anche dall’altra parte, scolare e servire caldo.

Cestini di frico di Gnagna Mariute










Foto www.cjargne.it

CESTINI di FRICO di Gnagna Mariute
per 6 persone:
400 gr di formaggio di latteria stagionato e grattugiato
1 cotica di prosciutto crudo
grappolini di fiori di borragine
Utensile: un tegamino antiaderente col fondo un poco pesante del diametro di 18 cm circa
Scaldare bene il tegamino, strofinarlo generosamente con la cotica di prosciutto che viene subito tolta.
Versare a pioggia un’abbondante manciata di formaggio grattugiato e distribuirlo bene sul fondo del tegamino.
Si ottiene così, in pochi minuti, un bel dischetto dorato; girarlo velocemente dall’altra parte, far aderire con una forchetta i ciuffetti di fiori di borragine distribuiti sul bordo.
Quando è ben dorato anche dall’altra parte, far scivolare velocemente il dischetto su una tazza da thè o un bicchiere alto e capovolto o su una scodella (secondo la forma desiderata).
Schiacciare con le dita i bordi per dare un po’ di forma e lasciare raffreddare molto bene.
Servirlo come antipasto o con dei funghi trifolati messi all’interno e polenta tenera messa tutto attorno. Oppure presentarli come cestini con all’interno dei salatini insieme all’aperitivo (un buon bicchiere di Pinot bianco.
Con queste dosi, si ottengono 12 cestini circa.

Frico con patate di Gnagna Catarina










FRICO CON PATATE di Gnagna Catarina
per 6 persone
250 gr patate di montagna qualità a buccia rossa
150 gr formaggio latteria di 3 mesi
100 gr formaggio latteria di 6 mesi
100 gr Formadi “salàt” ( formaggio salato – aimè si trova solo nei paesini della Carnia)
(Non saprei dirvi con quale altro formaggio sostituirlo)
1 cipolla
Rosolare a fuoco lento in una padella antiaderente, le patate e la cipolla mondate e tagliate a fettine sottili con pochissimo olio e ½ bicchiere di tocai.
Quando il tutto sarà ben cotto e il vino assorbito, unire i formaggi tagliati a pezzetti e ai quali sarà stata eliminata la crosta.
Cuocere adagio per circa 20 minuti, quando ha preso un bel colore dorato, girare e lasciar prendere colore anche dall’altra parte.
Servire con polenta calda, come tradizione comanda.

Frico delle Valli del Lumiei

Il frico è un alimento molto calorico e un poco pesante da digerire. E' per questo che in Carnia era il cibo prediletto dai pastori e dai boscaioli.
Loro riuscivano a smaltirlo in fretta per il lavoro pesante che facevano.

VARIANTI DEL FRICO


FRICO della Valle del Lumini
per 4 persone
300 gr Montasio o latteria di 8 mesi
200 gr Montasio di due mesi
¾ di bicchiere di farina di polenta gialla (quella molto fine)
¾ di bicchiere di olio (un tempo si usava burro di olio non ce n’era)
Grattugiare i formaggi e mescolarli con la farina.
Scaldare l’olio nella padella e unire il composto dei formaggi livellandolo molto bene.
Cuocere lentamente. Il tortello deve quasi galleggiare e, con la forchetta tenere sempre ben livellato il composto.
Controllare di tanto in tanto che il frico abbia preso, sotto, un bel colore uniforme e quindi a questo punto voltare il tortello aiutandosi con due palette di legno.Quando si è formata una bella crosticina dorata anche dall’altra parte, togliere dalla padella e appoggiare su carta assorbente da cucina.
Servire tiepido con merlot.

Frico e storia







STORIA DEL FRICO e ricette

PARLIAMO DI FRICO
Il frico è un cibo che si usava limitatamente nell’area della Carnia. (ora la degustazione sta prendendo piede in tutto il territorio).
E’ un poco conosciuto nella slovenia e nella bassa Carinzia. Le più antiche ricette del “frico risalgono alla metà del XV secolo e sono del Maestro Martino, cuoco di Ludovico Trevisan che fu Patriarca di Aquileia dal 1439 al 1465. Allora scrisse il “caso in patellecte”.
Ancora si racconta che, quando Sant’Ermacora patrono di Udine andò a predicare il Vangelo ad Aquileia, salì anche a Zuglio e a Imponzo, passando poi ad “Ampezzo” e ai Forni Savorgnani.
Era allora un’annata di gran miseria ed il povero Santo, entrando in una casa di pastori domandò la grazia di essere ricoverato e sfamato.
Vedendo quel viandante sfinito dalla stanchezza, il padrone di casa gli porse una fetta di polenta e, non potendogli offrire altro, chè tanta era la sua povertà, si dispose a dargli una ciotola di siero e a dividere con lui un pezzetto di formaggio, sottolineando: ‘Almeno potessi ricavare dalla caldaia un altro po’ di formaggio…!’.
‘Provate a riporre un’altra volta il siero sul fuoco!’ disse il Santo ‘E fatelo riscaldare: noi intanto pregheremo il Signore affinché ci esaudisca!’.
Mentre pregavano, il siero cominciò a bollire ed il pastore disse a Sant’Ermacora: ‘Col latte così caldo avremo un formaggio duro come un sasso!’.
‘E tu mettici un po’ di acqua fredda!’ disse il Santo.
‘Ed ora non ho neanche un pizzico di caglio!’ ‘E tu mettici un po’ di aceto!’
E così dicendo il Santo benedisse la caldaia, e si vide allora salire a galla una poltiglia biancastra, che il pastore si affrettò a levare col mestolo.
Poiché scottava troppo il pover’uomo gridò: “squete” scota – cioè ricotta.
Allora il pastore mise in padella il pezzo di formaggio con la ricotta e ne uscì un “frico” eccezionale che accompagnarono con quel poco di polenta abbrustolita.


Eeee …..FRICO

Sì dice dice che il frico è come le polpette e ognuno ha la sua ricetta.
Da ricerche fatte direttamente in Carnia, mi risulta che il vero frico, l'antenato, era fatto con la crosta del formaggio ..... si sa che in cucina non andava sprecato nulla, e da qui è nata l'esigenza di riciclare le croste (perchè un tempo nelle zone montane, il formaggio era un alimento sempre presente sulla tavola e il formaggio se lo potevano permettere quasi tutte le famiglie, poichè la mucca non mancava e quasi tutti i nuclei familiari ne possedevano almeno una.
Quindi le croste (anche del formaggio tenero), le lasciavano seccare bene, poi le tagliavano a pezzetti minuti e le cuocevano insieme alla minestra oppure si lasciavano abbrustolire vicino al fuoco del camino, oppure, nel nostro caso, venivano grattugiate, messe in uno strato alto un dito in una padella di ferro e quello era il frico originale.
Un tempo le famiglie portavano il latte nella latteria del paese e qui veniva trasformato in formaggio.
Ho fatto in tempo a vedere e frequentare la latteria del paese delle mie montagne, e ho fatto in tempo a gustare i ritagli del formaggio e a fare con esse il frico.
Però il frico fatto con la crosta del formaggio è tutta un'altra cosa.

Ahaa ! un'altra leccornia ??? tagliate la crosta del formaggio in pezzettini minuti e buttateli nel paiolo mischiate alla frina di polenta !!!


FRICO CON PATATE di Vigi dal Nane
per 6 persone
4 patate di media grandezza precedentemente lessate e pelate
350 gr di Montasio o latteria di 2-3 mesi
Mischiare il formaggio privato della crosta e tagliato a pessettini con le patate passate allo schiacciapatate.
Mettere il tutto in una padella antiaderente, livellare molto bene con una paletta di legno e lasciar fondere piano piano finchè non si è formata una bella crosticina.
Girare e far prendere un bel colore anche dall’altra parte.
Se necessario, aggiustare di sale e pepe.

Caffè turco









CAFFE’ TURCO
Tutto ebbe inizio con l’introduzione del caffè in Europa intorno al 1640, quando a Venezia aprirono una bottega del caffè, che fu la prima di tutto il nostro continente.
Tante leggende circolano sulla nascita del caffè, ma la prima storia vera narra che un giorno attorno a Moka, un pastore osservò che i suoi cammelli erano molto nervosi e quindi dedusse che questo comportamento doveva derivare dal loro pasto e, esaminati i prati, trovò le “bacche di Maometto”, come vennero chiamati in seguito.
Per molti decenni l’uso del caffè fu limitato nelle zone dell’Arabia, dell’Etiopia, dell’Egitto e della Siria, sino a quando un aleppino, dopo un lungo viaggio, con i basti dei suoi asini e cammelli stracolmi di una copiosa provvigione di piccoli grani, giunse a Costantinopoli e qui divenne la bevanda nazionale di quel popolo.
Nei paesi arabi le botteghe del caffè vennero chiamate Mektebi-irfan, ossia “scuole della conoscenza”, perché ovunque si aprivano queste botteghe, divennero oggetto di lunghe soste per gli avventori che restavano ore in conversazione.

Ho il bricco apposito, tengo sempre un pcchetto di caffè macinato molto fine e ogni tanto mi preparo il caffè greco, che è molto più blando del caffè turco.

CAFFE’ TURCO
è un modo di preparare il caffè nei paesi arabi.
Ci vuole il caffè macinato molto fine, nel bricco della foto (chiamato ibrik) di solito è di ottone, si mettono tante tazzine di acqua quante sono quelle da preparare.
Si unisce il caffè 1 cucchiaino a tazzina, lo zucchero e chi lo gradisce ci mette il cardamomo.
Bisogna che l’intruglio arrivi ad ebollizione sino a formare una schiuma in superficie, si toglie il bricco dal fuoco, si mette un poco di schiuma nelle tazzine e si ripete l’operazione due volte prima di versare il caffè che sarà diventato consistente e sciropposo.
A questo punto lasciarlo decantare per lasciare che i sedimenti si appoggino sul fondo delle tazzine.

CAFFE’ GRECO
Versare nel bricco tante tazzine di acqua, quante sono le tazzine da preparare, un cucchiaino di caffè e lo zucchero.
Portarlo ad ebollizione, spegnere il fuoco e lasciarlo decantare per lasciar scendere i fondi verso il baco.
A questo punto versare con mano ferma nelle tazzine in modo che i fondi non tornino in superficie.

Aijvar













AIJVAR SALSA CROATA

Dosi per 1 scodellina
falde di peperone verde carnoso
½ cipolla piccola
spicchietto d’aglio
pomodorini piccoli
peperoncino a piacere
cucchiaino colmo di capperi col loro sale
olio exv
aceto di vino buono
Mettere nel mixer le verdure e dare una leggera frullata a più riprese, in modo che le verdure rimangano a pezzettini.
Travasare il tutto in una ciotola con la loro acquetta.
Condire con un buon giro di olio exv e aceto di buon vino.
NO sale, ci sono già i capperi con il loro sale.
Questa salsa si sposa bene su un banale pesce lesso, su un polpettone e soprattutto con carni e pesci grigliati.

Cevapcici originali










CEVAPCICI ORIGINALI
Ingredienti e dosi per 4 persone
250 g di polpa di manzo macinata
250 g di polpa d'agnello macinata
250 g di polpa di maiale macinata
150 g di lardo ben battuto
1 cipolla grossa tritata finemente (questa serve come accompagnamento)
1 bicchiere di vino bianco (facoltativo)
Sale e pepe
Mettere tutti gli ingredienti in una terrina e mescolarli bene insieme.
Lasciate riposare ½ giornata perché il tutto si insaporisca bene.
Formate dei cilindri (come per gli gnocchi) grossi quanto un dito.
Tagliarli della lunghezza di 7 cm, in cottura si riducono.
Di regola vengono cotti alla griglia, ma si può sopravvivere usando la padella ai ferri o la piastra elettrica.
Cuocerli finchè diventano piuttosto scuri e hanno rilasciato buona parte del loro grasso.
Girarli di tanto in tanto sino a cottura ultimata.
Vanno portati in tavola cosparsi con abbondante cipolla cruda affettata grossolanamente oppure con salsa ajvar.

vedi ricetta (condimenti) più sopra

venerdì 29 febbraio 2008

Ravioloni pizzaiola
















Avevo un pezzo di pasta da riporto (o pasta di pane) e in gran fretta ho preparato questi ravioloni.
Gran fretta sì, l'impasto tirato a monoporzioni aveva tutte le forme fuorchè la forma rotonda e così per ovviare all'inconveniente li ho confezionati a raviolo.
Niente di particolare direte voi, ma anche l'occhio vuole la sua parte, in ogni caso vi posto la ricetta.


RAVIOLONI PIZZAIOLA

500 g pasta da riporto (detta anche pasta di pane)
1 mozzarella di bufala
8 acciughe sott'olio
passata Mutti
origano
sale
Dividere la pasta in otto parti (circa 60 g l'uno)
Tirali con il mattarello dando la forma rotonda della grandezza di un piattino da frutta.
Su una metà appoggiare un pezzetto di mozzarella, un'acciuga, un cucchiaio di passata, origano e sale.
Chiudere il portafoglio con l'altra metà, sigillare molto bene, prendere i due lembi terminali e saldarli dando la forma di raviolo.
Metterli un'oretta a lievitare in un posto caldo, intanto preparare un'emulsione con acqua, olio e sale, spennellare delicatamente i ravioloni e infornare a forno caldo -
220° per 15 minuti e poi abbassare a 200° ancora per 15 minuti.
***l'unica raccomandazione è quella di saldre l'impasto molto bene altrimenti in cottura può uscire un poco di impasto.

Pulcini golosi

















Questa ricetta è di Daniela Accardi di Cucinait, ho fatto le prove perchè vorrei presentarli per Pasqua come pensiero beneaugurante.
Mi sono divertita tantissimo.


PULCINI GOLOSI

250 gr. di ricotta- (Usato il Philadelphia) unico cambiamento
150 gr. di zucchero a velo-
250gr. di cocco disidratato-
gocce di cioccolata –
scorze di arancia-
colorante alimentare giallo.
Fate un impasto con la ricotta il cocco e lo zucchero( un pò di cocco lasciatelo da parte ). Con il composto fate una pallina un pò grandina ( serve per fare il corpo del pulcino ), e poi ne fate un'altra più piccola per fare la testa. Adagiate la pallina più piccola su quella più grande, e date la forma del corpo schiacciando la pallina più grande e allungando un pò per fare la codina.Passate il tutto, corpo e testa nel cocco che avete lasciato da parte e che avete colorato di giallo( verrà un effetto piume). Fate bollire la scorza dell'arancia e tagliatela in piccolissimi triangolini ( vi serve per il becco ). Aiutandovi con uno stuzzicadenti fate un solco e infilate la base del triangolino, lasciando la punta esterna a mò di becco. Fate gli occhi con le gocce di cioccolato. Servite in pirottine di carta.

mercoledì 27 febbraio 2008

Montasio stagionato con foto












MONTASIO STAGIONATO sott'olio

Leggendo a destra e a manca dell’utilizzo del formaggio sott’olio, ho pensato che quando non si ha un locale adatto per la conservazione e in frigorifero prende la muffa, anche questo ottimo formaggio può essere conservato per un mesetto sott’olio.
Il risultato é un formaggio molto gustoso, leggermente piccante, l’aroma è piacevole e intenso, e ammorbidito dell’olio d’oliva.
L’ho provato e la sorpresa nell’aprire il primo barattolo tenuto sotto controllo gelosamente è stato assolutamente positivo in tutti i sensi.
Come gustarlo ?
Un buon crostone di polenta abbrustolito o pane altrettanto abbrustolito e ben caldi e poi … gnam gnam

500 gr di formaggio Montasio stagionato (quello da grattugiare)
alloro
aglio
timo
pepe nero in grani
peperoncino fresco
olio extravergine d'oliva
Tagliare i pezzi di Montasio di circa 3-4 cm e sistemarli bene in vasi di vetro ben puliti.
Unire, alternandoli, tutti gli altri ingredienti (pepe nero in grani, alloro, timo peperoncino e aglio tritati.
(per chi non sopporta l’aglio, può mettere gli spicchi interi).
Coprire con olio ex v di oliva, conservare in dispensa e consumarlo entro un mese.
***naturalmente, finito il formaggio, usare l’olio per condire un buon piatto di spaghetti oppure una bistecca poco invitante.

foto http://www.montasio.it/

Liquore ai semi di mela


foto www.bimboflap.it

LIQUORE AI SEMI DI MELA
g. 50 di semi di mela
ml. 500 alcol puro BG 95°
ml. 400 acqua
g. 400 zucchero
Ho messo in infusione i semi di mela per tre settimane nell'alcol puro.
Ho portato ad ebollizione l'acqua con lo zucchero, ho fatto freddare ed ho messo lo sciroppo insieme all'alcol ed ai semi per un'altra settimana.
Ho poi filtrato e lasciato riposare per un paio di mesi.
In montagna ci sono tante piante di mele abbandonate, ho constatato che il liquore fatto con queste mele, è più gentile e profumato.

Cointreu di Frate Indovino


foto www.allposters.com







COINTREU DI FRATE INDOVINO

Quante volte vi serve un liquore per un cocktails per un dolce o altro e non l'avete ? Questa ricetta è di Frte Indovino, l'ho preparato ed è ottimo.

Dalla bisaccia di Frate Indovino

LIQUORE AL SAPORE DI COINTREU
1 lt di alcool a 95°
1 arancia non trattata
10 chicchi di caffè in grani
0,6 lt di acqua
600 g di zucchero
Mettere l'alcool in un vaso capiente e legare con uno spago l'arancia al coperchio in modo tale che quest'ultima rimanga sospesa all'interno del recipiente senza toccare l'alcool stesso.
Aggiungere il caffè e lasciare riposare 30 giorni.
Quindi provvedere a comporre lo sciroppo con acqua e zucchero da aggiungere all'infuso (portare a bollore l'acqua, sciogliere lo zucchero, lasciar raffreddare e unire all'infuso).
Lasciare riposare per altri 30 giorni, filtrare e riporre in bottiglie piccole.

***Ho praticato un piccolo foro nel coperchio del recipiente, ho fatto passare lo spago con legata l'arancia e ho sigillato con scotch per non far passare l'aria.

domenica 24 febbraio 2008

Treccia di Brioche con LM di Marina Braito

Avete mai visto cosa può nascere da un flop ?
Volevo fare la Treccia di Marina Braito con il lievito madre LM.
Non avendo a disposizione LM fresco, ho utilizzato la pasta da riporto con l’aggiunta di lievito di birra LB.Ho fatto i conti senza l’oste, siccome la mia testolina frulla sempre e non fa mai le cose come sono scritte, ho preso un pezzo di ricetta da una parte, un pezzo dall’altra e poi un pezzo della mia fantasia ed ecco cosa mi è uscito … intanto una produzione industriale


blob impazzito dopo neppure 2 ore di lievitazione










Ricetta

TRECCIA DI BRIOCHE CON LM (Marina Braito)
500 g di farina forte (o 70% farina 00 + 30% Manitoba)
200 g di lievito madre
2 tuorli
100 g di zucchero
200 g di latte
100 g di burro morbido
1 cucchiaino di sale
Impastare tutti gli ingredienti tranne gli ultimi (ossia burro e sale).
Far incordare. Poi aggiungere il burro a pezzetti e infine il sale. Far assorbire bene il burro. Coprire la ciotola con pellicola e lasciare tutta la notte nel forno spento. La mattina formare 2 trecce (3 cordoni ognuna, di pari peso) e mettere a lievitare su teglia rivestita di carta forno. Spennellare con l’ uovo sbattuto con poco latte.
Cospargere di zucchero in granella, oppure mandorle a lamella. (Io metto semplicemente dello zucchero semolato nelle fessure della treccia)
Infornare a 200° per 20 minuti circa.


Con tutto quel blob è uscita una produzione industriale ed ecco cosa ho fatto




















come sono invitanti


















in un seconda infornata ho cotto la ciambella 20 minuti













Modifiche mie
Ho chiesto consiglio di come usare la pasta da riporto (che non è altro che la pasta di pane), senza specificare quale ricetta dovevo fare e perciò mi hanno indicato
370 g di acqua (ho messo la minerale frizzante)
e 25 g di LB lievito di birra.

Dal momento che avevo aggiunto tutti gli ingredienti meno il burro e il sale e l’impasto era sottoforma di pastella e mai si incordava, ho aggiunto ancora farina di kamut

Quindi, anziché mettere la farina indicata nella ricetta, ho messo:
500 g farina di Kamut - 100 g farina 00 - 200 g farina Manitoba

E siccome sono bizzarra, non ho pensato di aggiungere gli altri ingredienti in proporzione.

Non so se sia stata l’acqua minerale gassata o il troppo lievito di birra … il fatto è che ho messo il contenitore con l’impasto a lievitare nel forno con la lucina accesa.
Pensavo che i tempi di lievitazione fossero lunghi (vedi ricetta originale) e invece dopo neppure 2 ore mi sono ritrovata quella massa feconda che si sviluppava sempre più.
Che fare ? buttare o no? ho quindi giocato il tutto per tutto, ho confezionato le trecce e ne sono venuta 3, in più una bella ciambella con dentro le gocce di cioccolato.

Vabbè, il marito si è lamentato perché preparo sempre le cose in grande quantità.

Risultato:
Direi eccellente, se penso che quella buon massa forse era da buttare. Le trecce e la ciambella non sono perfette, ma ciò è dovuto al fatto che quella massa non si lasciava lavorare.
I rotoli delle trecce non le ho potute arrotolare, quindi le ho tirate con pazienza sino alla lunghezza giusta.
La Ciambella l’ho dovuta stendere con le mani per poi arrotolarla e appoggiarla nella teglia.

Commenti
Il figlio: mamma è tutto un po’ panoso !
Il padre: allora non è buono !
Il figlio: allora fatti crescere i baffi, perché se li assaggi con il latte … te li lecchi (i baffi) !
Il padre: allora è proprio il caso di provare subito.

Morale
Non mi sono neppure posta il problema della quantità, perché a colazione mangiano sempre volentieri le torte che preparo, in alternativa al pane avanzato che faccio abbrustolire in forno.
Però questa volta, con i loro assaggi, una treccia l'ho data a mamma e ... - per la colazione del mattino mi è rimasto ben poco.
mai dire banzai ! anche gli sgorbi fatti male si possono sistemare !




Spazzola per grattugia


E' molto antipatico tutte le volte dover pulire la grattugia.

Da anni ho risolto il problema, acquistando una spazzolina per camoscio, che si trova in tutti i supermercati nel reparto delle scarpe oppure, sicuramente dal calzolaio.

Ha l'interno con le setole metalliche ed esterne con setole morbide.

Inutile dire che lo tengo solo per la cucina sempre pronta per la pulizia del momento, così ho risolto il problema di pulirla con i rebbi della forchetta o con la punta del coltello.
Oppure di proteggere la grattugina o quella grande con un foglio di carta stagnola (che poi si rompe).
Provare per credere.


Aglio




Quanti rinunciano all'aglio nei cibi perchè per loro è indigesto ?

Un piccolo segreto c'è:

l'aglio, quando non è più fresco, germoglia ed è proprio il germoglio verde che sta in mezzo allo spicchio di aglio che è pesante.
Perciò tagliare lo spicchio a metà, estrarre con la punta del coltello e togliere il germoglio incriminato .

Se volete il sapore dell'aglio soltanto e non volete sentire i pezzetti sotto i denti, schiacciatelo con
lo spremiaglio, attrezzino utile per chi fa uso quotidiano di aglio.
In questo modo il sapore dell'aglio è più ingentilito.


















































Macinino del caffè


Ho un vecchissimo macinino elettrico per macinare il caffè.
E' un prezioso alleato, perchè mi serve per macinare le spezie, i funghi secchi e quant'altro, in piccole quantità.
In questo modo i prodotti macinati restano sempre freschi e sprigionano tutto il loro profumo.



















Tartufo dei poveri













Parlando di sbianchimento cardi di cui avevamo parlato parecchio in Cucinait, ho constatato che moltissime persone non possono avvicinarsi al tartufo, per il suo prezzo proibitivo.
E’ nato così il mio consiglio, che a mia volta ho avuto dalle mie amiche in montagna.
Questa è la ricetta in discussione:

CARDI fonduta tartufo
Ho visto ora la ricetta che trasmette GUSTO sul canale 5.
A chi chiedeva giorni fa come fare per sbianchire i cardi, segnalo che:
lo chef, per sbianchirli, li ha lasciati bollire nel latte portandoli a cottura. (latte puro e non con aggiunta di acqua.
Presentazione simpatica Ha usato le cocottine di terracotta individuali con sotto il lumino. Ha inserito nella cocottina i cardi lessati nel latte al dente, li ha coperti con fonduta tradizionale e sopra ci ha messo una grattata di tartufo.

*** Il mio consiglio per coloro che non si possono permettere il tartufo, propongo il già prezioso porcino fresco.
Se ne avete conservati di freschi in freezer, ne prendete uno e lo grattate, ancora congelato, sulla fonduta. Risultato eccezionale.

*** Per chi non ha neppure il porcino ... (io ce li ho perchè li troviamo in montgna altrimenti non lo comprerei),
prendiere un pizzicotto di funghi secchi, la parte grossa e macinarli fini con un vecchio macinino del caffè.
La polvere ottenuta si spolvera, in questo caso sulla fonduta.
Ricordarsi però di usare i funghi macinati al momento, altrimenti perdono il loro profumo.
Questa polvere appena preparata si puo usare per spolverizzare delle buone tagliatelle in bianco, uno sciapo risottino anemico con prezzemolo, oppure si può usare per qualsiasi pietanza venga in mente e sulla quale ci stà bene una grattata di .. “formaggio di bosco (funghi secchi)”