Foto Carlo di Ampezzo

Foto Carlo di Ampezzo
Il nostro bellissimo paesello con tutta la Valle del Tagliamento. Quella nontagna a Punta è il Monte Amariana che svetta sopra Tolmezzo.

sabato 7 febbraio 2009

Orzo con rape ed erbe provenzali light


ORZO con RAPE e ERBE PROVENZALI light
150 g rape
1 pezzetto di cipolla
1 pizzico di erbe provenzali a piacere
40 g di orzo
Olio consentito
1 dadino liebig allo 0,1% di grassi
Pepe q.b.

In un pentolino inserire le rape tagliate a pezzetti, la cipolla tritata fine, l’orzo, le erbe provenzali e il dadino.
Versare sopra l’acqua in modo che copra di due dita il volume degli ingredienti.
Se si dovesse asciugare troppo, aggiungere acqua calda.
A cottura ultimata condire con l'olio consentito e una girata di pepe.
RAPA (radice) (fiori broccoli)
La Rapa è una crucifera a ciclo biennale (annuale in coltura) originaria della Siberia occidentale ed è un ortaggio consumato soprattutto nel periodo invernale.
In alcune regioni viene impiegata anche per l'alimentazione del bestiame.La Cima di rapa (nota anche come Broccoletto di rapa) viene coltivata per l'utilizzo delle infiorescenze e della parte tenera del fusto con le foglie, come verdura cotta..
E' una produzione tipicamente mediterranea assai ricercata nelle regioni di maggiore diffusione e sono il Lazio, la Puglia e la Campania.
Le cime di rapa sono il contorno ideale per la carne di maiale, basta pensare all a cottura con salsicce, una coppia perfetta!
La rapa è la radice delle cime di rapa, tutta la pianta risulta commestibile.Sino agli anni 50/60 era considerato un cibo povero e per questo di largo consumo,
poi sul mercato sono arrivate altre verdure e la rapa (radice), è finita nel dimenticatoio.
La radice può essere a forma tonda oppure allungata, di colore bianco con striature violacee, la polpa è bianca e croccante ed è ricca di sali minerali, vitamine e selenio contro l’invecchiamento.
In cucinaSi consuma sia a crudo tagliata sottile in insalate che lessata.SI conserva per un paio di settimane
ricetta semplicissima:
in una padella insaporire l’olio extravergine con 2 o 3 spicchi d’aglio, unire le salsicce a rosolare, dopo averle bucherellate con la forchetta. Appena le salsicce hanno preso un po’ di colore, si aggiungono le cime di rapa (strizzate in palline), lasciando insaporire il tutto per circa un quarto d’ora a fuoco lento.
radici di rapa

Fiori di di rapa conosciuti come "cime di rapa"

Pane in cassetta


I lieviti e i lievitati non sempre mi aiutano, per una buona riuscita devo sentire gli Orsi gridare: ciofeca ciofeca per almeno due volte.
L’altro giorno, sono capitata sul blog www.cuochedellaltromondo.blogspot.com , ho letto attentamente questa ricetta, ho pensato che potenzialmente potevo farla , anche se il forno sta perdendo i colpi e l’ho eseguita pedissequamente.
Ebbene, “Don Lievito” ha funzionato alla grande, una volta tagliato il pane, mi sono venute persino le orecchiette di topolino, come descritto nella ricetta delle Cuoche dell’altro mondo.

PANE in CASSETTA
Ingredienti per 2 pani:

Lievitino:
200 g di farina 00
4 g di sale
3 g di lievito di birra
150 g acqua
Amalgamare tutti gli ingredienti e lasciare riposare per 2 ore a temperatura ambiente. Mettere in frigor per almeno 16 ore.

Impasto:
Nel Ken, mettere il lievitino
485 g di farina 00
11 g di sale
14 g di zucchero
60 g di burro morbido o fuso
30 g lievito di birra
210 g di latte

Impastare il tutto con forza, sino ad ottenere un impasto liscio.
Lasciare riposare per 10 minuti.
Poiché non si desidera avere un’alveolatura grossa, l’impasto non deve riposare a lungo.
Deve essere caldo (26-28° gradi) e non deve essere morbido.
L’impasto va suddiviso in panetti da 60 g ciascuno oppure in panetti (vedi qui).
Questi panini/panetti, prima di essere messi nella cassetta, vanno immersi velocemente in acqua fredda e poi disposti nello stampo imburrato.
Lo stampo dovrebbe avere il coperchio come lo stampo per il pane da toast (ma con il coperchio non vengono le orecchiette da topolino)
Lasciare riposare per altri 30-60 minuti circa (dipende dalla temperatura ambiente) (io li ho messi nel forno spento con la lucina accesa).
Scaldare il forno a 230°C.
Infornare il pane e abbassare la temperatura a 200°C.
Cuocere per circa 30 minuti.
Togliere il pane immediatamente dallo stampo e lasciarlo raffreddare su una griglia.

Torta di mele al MO


Torta di mele al MO

Questa torta è di Azalea e la trovate su http://www.ilcortiledellematte.it/ ho modificato leggermente la ricetta :
Azalea ha messo 2 mele medie = io ne ho messe 3 piccole di montagna
“ “ “ 1 bustina di vanillina = ai miei non piace la vamniglia e perciò non la metto mai
“ “ “ 50 g di noci = in casa avevo solo pinoli e ho messo quelli
“ “ “ ½ cucchiaino di cannella = ne ho messo solo una spolverata
Molto buona e veloce

TORTA di MELE al MO

150 g di fecola di patate
50 g burro
200 g zucchero
2 uova
3 mele piccole grattugiate
50 g pinoli
1 bustina di lievito
cannella a piacere
1 pizzico di sale

Nel ken ho inserito il burro morbidissimo, lo zucchero, le uova e ho montato bene gli ingredienti.
Ho aggiunto i pinoli, le mele, la fecola, il sale, ho dato una mesco latina ed infine ho aggiunto il lievito e la cannela.
Versare il composto in una pirofila (adatta al microonde) leggermente imburrata e cuocere
5 minuti a 850W - 8 minuti a 650W - e 3 minuti col grill.

*** I tempi di cottura sono indicativi, dipende dal MO che avete, io ho un Wirpool Combi 4 e la portata massima è di 850W

*** Non sono molto attrezzata con i contenitori per il MO, ho quindi usato un contenitore da sufflè in pirex (di vetro).

*** Decorare con granella di zucchero o codette colorate o altro a piacere.

venerdì 6 febbraio 2009

Torta zebrata cuore morbido


TORTA ZEBRATA CUORE MORBIDO

Questa torta ha lo stesso impasto della Torta zebrata che trovate qui: http://ilfogolar.blogspot.com/2009/02/torta-zebrata.html#links

La lavorazione è diversa, nella tortiera foderata con carta forno, si versa prima tutto l'impasto bianco e poi si versa al centro tutto l'impasto al cioccolato.

Il risultato è stato ottimo, il cuore di cioccolato era morbido e ha ottenuto molto successo, sempre da parte dei bimbi calciatori. Nel 2007 le torte da una sono salite a due ... perchè quelle boccucce, sono insaziabili.

Nel 2008 volevo cambiare, ma è arrivato il niet da parte dei calciatori in erba.

Torta zebrata


http://image36.webshots.com/37/8/11/27/277481127hKDAjj_ph.jpg


L'idea di questa torta, l'ho avuta da "Marcela - argentina" del forum www.coquinaria.it nel lontano 2006.
Solo la foto sezionata non è mia, poichè questo dolce mi viene chiesto espressamente a fine campionato, dai bimbi che mio figlio allena a calcio. (e ogni anno mio figlio lascia a casa la macchina fotografica).
Rispetto alla torta di Marcela, ho apportato alcune modifiche, secondo suggerimento di mio figlio.

TORTA ZEBRATA di Rosy

6 tuorli
300 g zucchero
125 ml latte
350 g farina 00
1 bustina di lievito per dolci
1 cucchiaino raso di bicarbonato di sodio
125 ml olio neutro
6 chiare montate a neve ferma con un pizzicone di sale fine
50 g cucchiai di cacao dolce + 4 o 5 cucchiai di latte

Montare a neve le chiare d’uovo con il sale.
A parte sbattere i tuorli con lo zucchero e il latte, sino ad ottenere una schiuma.
Aggiungere la farina con il lievito, il bicarbonato, l’olio e lavorare bene l’impasto.
Incorporare le chiare montate a neve con un pizzicotto di sale, lavorando delicatamente con un cucchiaio di legno dal basso verso l’alto.
Versare metà dell’impasto in un’altra terrina, aggiungere il cacao con 4 o 5 cucchiai di latte
e amalgamare.
Foderare uno stampo a cerniera di 26 cm di diametro con carta forno bagnata e strizzata molto bene.
Per l’effetto zebra iniziare a versare al centro dello stampo un cucchiaio o due di impasto chiaro e al centro di questo uno o due cucchiai di impasto al cacao.
Procedere così sovrapponendo gli impasti e partendo sempre dal centro in modo da formare cerchi concentrici, sino ad esaurimento degli impasti, non spostare nulla con stecchi o altrro, versando sempre al centro, i cerchi si formano da soli.
Spolverare la superficie con gocce di cioccolato a piacere.
Infornare nel forno già caldo a 180° per 60 minuti.

Si parte col versare i mestolino di impasto, e i successivi si versano sempre al centro di quello versato, così si formano i cerchi da soli.

giovedì 5 febbraio 2009

Polpette patate, porri e ...

No carne ??? e allora polpette !
Fatte sia al MO che nel forno tradizionale, tenere e buone … sono rimaste solo quelle che ho tenuto per mamma.
Quante capriole per accontentare tutti, passate le feste non c'è nulla che vada bene e così, almeno una volta al giorno, devo pensare a qualche cosa di diverso.
Per fortuna le polpette al forno non sono pesanti come quelle fritte e le mangiano volentieri.


POLPETTE patate, porri e ...

4 patate medie
100 g praga in cubetti
150 g salame
60 g formaggio Montasio stagionato (un pezzetto)
3 sottilette Tigre
1 pezzetto porro (foglie più verdi)
Prezzemolo
1 uovo
1 cucchiaio di farina (forse un poco di più)
1 ½ cucchiai di olio
Sale e pepe q.b.

Lessare le patate, sbucciarle e passarle al setaccio collocandole in una terrina,
Sbianchire il porro (sbollentarlo solo qualche minuto), tritarlo grossolanamente e aggiungerlo alle patate.
Spezzettare le sottilette e mettele nel composto.
Unire l’uovo, l’olio, la farina, il prezzemolo, il sale, il pepe, il prosciutto il salame e il montasio tritati grossolanamente al mixer.
Amalgamare e lasciare riposare un’oretta.
Formare le polpette e appoggiarle sulla placca del forno.
Infornare a forno già caldo a 220° finchè hanno preso colore (1/2 ora circa).

*** Quelle che non stavano sulla placca, le ho messe sul piatto crisp e cotte al MO (microonde) per 8/9 minuti circa, girandole ogni 2 o 3 minuti.

Accompagnate da una buona insalata.

Caprino con topinambur

Piatto pronto

I formaggi di tipo caprino, piacciono solo a me.
Il caprino Soignon è di 200 g, quindi lo devo consumare in tre volte, lunedì l’ho fatto con la polenta vedere , oggi con i topinambur http://ilfogolar.blogspot.com/2009/02/polenta-caprino-e-pera.html#links , le dosi sono per monoporzione.
Questo caprino è a pasta semidura.

CAPRINO “SOIGNON” con TOPINAMBUR

60 g circa di caprino
200 g topinambur
1 bustina di zafferano
Sale q.b.

Lo so, è noioso, ma quando acquistate i topinambur, scegliete quelli meno bitorzoluti sarà più facile pulirli, sbucciarli, lavarli e tagliarli a pezzetti piccoli.
Mettere un goccio di acqua, poco sale e infornare nel MO (microonde) per 10 minuti. (dopo 5 minuti mescolare e terminare la cottura.
A questo punto i topinambur saranno ben cotti e sarà rimasta pochissima acqua.
Spolverare sopra lo zafferano, schiacciarli con i rebbi di una forchetta come il purè e sopra appoggiare le rondelle di caprino.
Inserire di nuovo la coppetta nel MO e cuocere per 2 minuti.
Pronto, veloce e buono.

*** Quesgli anelli che si vedono in foto, sono formati dalla crosticina bianca che non si toglie, ed è uguale a quella del formaggio francese “Caprice de dieux”.

Preparazione da infornare

martedì 3 febbraio 2009

San Biagio 2 febbraio















SAN BIAGIO

Il martire Biagio è ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della "pax" costantiniana.
Il suo martirio, avvenuto intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l'occidentale Costantino e l'orientale Licinio.
Nell'VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie a Maratea (Potenza), di cui è patrono e dove è sorta una basilica sul Monte San Biagio.
Il suo nome è frequente nella toponomastica italiana - in provincia di Latina, Imperia, Treviso, Agrigento, Frosinone e Chieti - e di molte nazioni, a conferma della diffusione del culto.
Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore della gola.
Patrono dei laringoiatri, cantanti, banditori, suonatori di strumenti a fiato, cardatori di lana e materassai.
A quell'atto risale il rito della "benedizione della gola e in quell’occasione il sacerdote usa due candele fra quelle benedette il giorno prima, (la Candelora) ,incrociate e legate da un nastro rosso; ad esse il fedele accosta la propria gola fino a toccarle e poi le bacia.
In Germania invocato contro le emorragie e le ulcere, per il significato del suo nome, Blase, vescica (da ricordare che in latino Blaesus significa balbuziente).Tradizione, non specificamente ambrosiana, ma tipicamente milanese è quella di conservare fino al 3 febbraio un panettone, detto appunto il "panettone di San Biagio" e di consumarlo alla mattina a digiuno insieme ad 1 bicchiere di vino bianco, "per benedire la gola", come popolarmente si dice.
In molte chiese della Sardegna - a Cagliari in quella di San Domenico - vengono distribuiti is piricchittus de Santu Brai o is pistoccheddus de Santu Brai infelicemente tradotti panini di San Biagio.A Loceri per San Biagio vengono portati in chiesa vasetti di strutto e ampolline di olio, per essere benedetti.E' un altro chiarissimo esempio di come devozione, senso religioso, tradizioni popolari si intersecano talvolta in modo non facilmente districabile.

lunedì 2 febbraio 2009

Polenta caprino e pera


POLENTA CAPRINO e PERA
per 1 porzione

polenta fredda
50 g caprino - fromage “soignon” de chèvre
pera abate piccola
olio per strofinare la ciotola

Ungere una ciotola che possa andare al MO (microonde),
Preparare una base di polenta affettata , qualche rondella di caprino, ancora polenta e si termina con il caprino.
Inserire la ciotola nel MO e avviare per 2/3 minuti alla massima temperatura, il mio arriva a 850 w.
Accompagnare questa pietanza con una pera Abate piccola.
Slurp

Crespelle di castagne


CRESPELLE di CASTAGNE

per 3 crespellone

per le crespelle
60 g farina di castagne
40 g farina 00
1 uovo
20 g burro fuso
100 g birra
100 g latte
1 pizzichino di sale
½ cucchiaino scarso di bicarbonato

per la farcia o ripieno
non vi passo la crema che ho preparato con il piladelphia, i miei hanno detto che era un po’ pesantino il ripieno, in casa non avevo ne marmellata, ne nutella, ne una tavoletta di cioccolato da sciogliere così avevo improvvisato una crema con il piladelphia e il Milka slurtp … (fiasco pazienza)

In un’insalatiera mescolare le due farine con il sale, l’uovo, il latte, il burro fuso, la birra e mescolare molto bene con una frusta.
Lasciar riposare e poi preparare le crepes in una padella antiaderente, strofinata con burro sciolto.
Per le crèpes versare poco impasto liquido per volta, roteare la padella perché l’impasto si distribuisca bene e appena si arricciano sui bordi girarle.

Come confezionarle
Spalmare il ripieno sulla crepes, chiuderla in quattro e guarnire con panna.

Definizione fra baccalà e stoccafisso















Isole Lofoten Norvegia

DEFINIZIONE fra BACCALA' e STOCCAFISSO

Credo di far piacere a molti, avere in evidenza lo specchietto delle differenza fra baccalà e stoccafisso; gironzolando qua e la, ho notato che c’è molta confusione nel riconoscere la differenza del la lavorazione del merluzzo.
E sì, perché prima di essere baccalà o stoccafisso, il pesce fresco è il MERLUZZO, dopo, con la lavorazione, il merluzzo viene definito baccalà oppure stocco.

Intanto il baccalà è ottimo in qualsiasi modo e si adatta bene alla frittura.

Lo stoccafisso si adatta meglio agli umidi, perchè sopporta di più le lunghe cotture. (l'altro invece, più cuoce e più diventa stopposo)

RICAPITOLANDO:


MERLUZZO = pesce fresco dopo pescato il merluzzo, la lavorazione lo fa diventare:

BACCALA’ = pescato e liberato della testa, delle pinne, della coda e dell'intestino, viene immediatamente posto all'interno di barili con abbondante quantità di sale che serve per consentirne il prosciugamento e la conservazione.


STOCCAFISSO = il merluzzo viene messo a seccare appeso a rastrelliere ed esposto all'aria con temperature che si aggirano attorno agli zero gradi, si ha lo stoccafisso che, alla fine, appare per la sua durezza, come un "bastone di pesce" ("stock" legno o bastone e "fish" pesce).


BACALA’ = bacalà con una "c" sola, dizione vicentina, non è quello salato ma lo stocco secco. Quando il Querini portò in Italia gli stoccafissi, i vicentini diedero a questa nuova pietanza il nome di “bacalà”, con una “c” sola, ingenerando così un equivoco che si trascina fino ai giorni nostri perché il “bacalà” non è baccalà (salato), ma stoccafisso secco.


"Ciò, co 'sto bàlsemo,
co 'sto bombon,
anca le moneghe perde el timon.
"E le nostre donne non son neanche monache...

Candelora storia ricettina

















CANDELORA

2 febbraio, giorno della Candelora:
il giorno della candelora se c’è sole semo fora, se piove nevica o tira vento, nell’inverno siamo dentro. (e quest’anno nevica, nevica, nevica)

La Chiesa Cattolica il 2 febbraio celebra la Presentazione del Signore, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di "luce per illuminare le genti".
Secondo la tradizione cristiana, il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prevista dalla legge giudaica per i primogeniti maschi.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, il giorno di Natale ( nascita di Gesù).
Questa usanza della purificazione, è rimasta in auge sino agli anni 60, poi la Chiesa ha abolito questa usanza.
All’epoca romana, si instaurò la tradizione della benedizione delle candele a fine processione che si svolgeva in questo giorno .
Secondo la l’usanza, i ceri benedetti erano conservati in casa dai fedeli ed erano accesi anche per placare i violenti temporali, nell’attesa di una persona che non tornava, o che si pensava fosse in grave pericolo, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti difficili.
In quest'ultimo caso abbiamo ancora un retaggio degli usi dell'antica Roma che ci fa ricordare che Giunone era detta anche Lucina, dea della luce, protettrice tra l’altro delle partorienti.


Curiosità:
In questo giorno, in Francia, c’è l’abitudine di preparare le crêpes, infatti la Candelora (chandeleur) è conosciuta soprattutto per essere il giorno delle crêpes :
À la Chandeleur , quèrè fait crêpes jusq’à d’heure


Sono dette anche galettes e in proposito vi passo una ricettina per preparare la base:
100 g farina bianca
200 g farina saracena
1 uovo
acqua frizzante
sale
In un recipiente versare le farine con il sale e l’uovo.
Mescolare con una frusta e versare acqua frizzante quanto basta per ottenere un composto appena appena liquido.
Lasciare riposare due ore, se dopo due ore è troppo spessa, aggiungere ancora un po’ di acqua frizzante.
Ungere una padella antiaderente (in mancanza della padella delle crêpes, versare un mestolo di impasto, distribuirlo con gesto veloce del polso su tutta la superficie della padella e dopo due minuti girarla e cuocere dall’altro lato.
Disporre tutte le crêpes su un piatto e farcirle a piacere con ingredienti dolci o salati.

domenica 1 febbraio 2009

Stracotto di cappel del prete


Oggi 1° febbraio … e nevica !
Seguendo le previsioni alla TV, ho pensato bene di avviare un bel pezzetto di carne in umido, da gustare rigorosamente con la polenta.
Il cappello del prete è una parte nobile che si trova fra il collo e la scapola, è la parte ideale per stufati e bolliti.

STRACOTTO DI CAPPEL del PRETE

1 kg di cappel del prete
1 carota
1 gambo di sedano
1 pezzo di porro
1 cipolla
3 chiodi di garofano
una spolverata di erbe di provenza
passata di pomodoro
brodo vegetale
1 cucchiaio raso di strutto
olio ex v q.b.
farina 00 q.b.
sale q.b.

Disporre in una casseruola e tutto a freddo, lo strutto, l’olio, sopra la carne e poi tutti gli altri ingredienti. Coprire a filo con l’acqua, portare a bollore, abbassare la fiamma e cuocere per tre ore circa.
Il sugo rimane piuttosto lungo perciò ne ho messo un po’ in una ciotola, ho stemperato i cucchiaino colmo di farina e la pastella l’ho reinserita nella casseruola mescolare e aggiustare di sale.
Ho continuato la cottura finchè il sughetto si è ristretto.
La carne deve sciogliersi in bocca.
Gnam gnam !

1° febbraio










- La neve dicembrina per 3 mesi la cammina ...
e come volevasi dimostrare, questo è il terzo mese e febbraio inizia proprio con una cascata di neve, che durerà anche domani.

- Febbraio febbraietto è corto ma duretto.

Girellando sul web, ho trovato questa semplice poesia che mi è piaciuta molto, proprio a pennello con il nostro febbraio, ve la propongo, spero che vi piaccia.


FEBBRAIO

E' febbraio monellaccio
molto allegro e un po' pagliaccio;
ride, salta, balla, impazza,
per le vie forte schiamazza;
per le vie e per le sale
accompagna il Carnevale.
Se fra i mesi suoi fratelli
ve ne sono dei più belli,
il più allegro e birichino,
sempre è lui, ch'è il più piccino.

Pubblicata da: mawisogna
postata su: almanacchiamo.splinder.com/